E’ legale condurre un monopattino elettrico in Italia? Le mie recensioni

Negli ultimi mesi abbiamo visto crescere il numero di monopattini elettrici nelle città italiane, sulla scia di ciò che sta avvenendo nelle altre citta del mondo. Ma è legale utilizzarli per strada?

👉 Ammettiamolo, i monopattini elettrici sono molto utili in città, come quelli muscolari, peraltro: sono piccoli, leggeri, maneggevoli, facili da usare e divertenti. Diventa quindi importante sapere se possono circolare liberamente o meno.

I monopattini elettrici, sono classificati come PLEV (Personal Light Electric Vehicles), non devono essere targati, né assicurati, ma, in Italia, per legge, possono circolare solo negli spazi privati.

E’ evidente che la giurisprudenza è rimasta indietro rispetto all’evoluzione della mobilità urbana, soprattutto quando tutte le città stanno cercando di tenere le auto fuori dai centri storici e stanno investendo nella share-economy.

👉 C’è una contraddizione di fondo : da una parte si cerca di ridurre il traffico veicolare, dall’altra non si disciplinano i mezzi alternativi, anche se, va detto, difficilmente un uso responsabile del monopattino, muscolare o elettrico che sia, viene sanzionato dalle forze dell’ordine.

🇮🇹🇮🇹 Dove sono legali i monopattini elettrici? 🇮🇹🇮🇹

In Francia, i PLEV sono ammessi sulle ciclabili, se la loro velocità è inferiore ai 25km/orari, in Austria e Svizzera, sono ammessi su strada, in Francia e Germania, se la velocità è inferiore a 6km/h, possono circolare anche sul marciapiede. In California, i PLEV possono circolare su strada, sulle ciclabili e sui marciapiedi se il conduttore ha più di 16 anni e indossa il casco, ma a New York, usare il monopattino elettrico può costare fino a 500$ di multa! Un bel dilemma, dunque!

I monopattini elettrici, inoltre, si differenziano per il tipo di accelerazione: ci sono alcuni modelli come il FlyKly, ad esempio, che hanno la “spinta assistita”, ovvero l’accelerazione ha origine dalla spinta impressa dal conduttore, che viene poi mantenuta dal motore: se il conduttore smette di spingere, prima o poi il monopattino si ferma. Questi modelli sono già definiti “street legal”.

Quelli che invece si attivano grazie ad un vero e proprio acceleratore  sul manubrio, sono a nostro avviso più simili ad un motorino e quindi dovrebbero essere condotti solo da persone adulte, munite di casco.

👀👀 E Allora che si fa?

Sembra abbastanza stupido che i monopattini non vengano equiparati alle bici, quando l’unica differenza sostanziale è la mancanza di pedali!

I modelli per uso sportivo o per la mobilità urbana hanno dotazioni di sicurezza del tutto comparabili a quelle delle bici: freni indipendenti, ruote pneumatiche, segnalatore acustico e luminoso….ma senza la NORMA, tutto ciò non è sufficiente.

Visto il crescente interesse da parte del pubblico, ci auguriamo che il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti metta velocemente mano al Codice.

🇮🇹 Con l’emendamento al comma 3 – il cui testo è riportato qui sotto – viene autorizzata la sperimentazione della circolazione su strada di questi veicoli, utili per quella mobilità che in gergo si definisce “dell’ultimo miglio”. In campo ci sono 25 milioni di euro l’anno dal 2019 al 2023, destinati alla promozione della mobilità innovativa e sostenibile.

🇮🇹 3-bis. A valere sulle risorse di cui al comma 3, è previsto un programma straordinario a supporto della micromobilità elettrica pari a 25 milioni per ciascuno degli anni dal 2019 al 2023. Con decreto del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, di concerto con il Ministero dell’economia e delle finanze, da emanarsi entro il 31 marzo 2019, previa intesa in sede di Conferenza Stato Città ed autonomie locali, sono definiti i criteri e le modalità per l’assegnazione ed eventuale revoca delle suddette risorse.

🇮🇹 3-ter. Al fine di sostenere la diffusione della micromobilità elettrica e promuovere l’utilizzo di mezzi di trasporto innovativi e sostenibili, è autorizzata la sperimentazione nelle città della circolazione su strada di veicoli di mobilità personale a propulsione prevalentemente elettrica come segway, hoverboard e monopattini. A tale fine, entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, con decreto del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, sono definite le modalità attuative e gli strumenti operativi della sperimentazione.

🇮🇹🇮🇹 Secondo Nobili, l’autorizzazione alla sperimentazione di questi mezzi nasce con l’obiettivo di comprendere quali mezzi siano adeguati per la circolazione su strada e quali caratteristiche e requisiti di sicurezza debbano avere, al fine di costruire una serie di normative pensate per agevolare e promuovere il loro uso, evitando la confusione che oggi regna sovrana tra gli utenti di questi veicoli.

🇮🇹🇮🇹 Sebbene quindi la legislazione, (inclusa la definizione del luogo in cui si può usare un monopattino, quali saranno i requisiti di età minima per circolare, se tali mezzi potranno utilizzare la pista ciclabile e in generale quale sarà la normativa 2019 per i Segway, gli hoverboard  e in generale per tutti i mezzi elettrici ), non sia ancora stata definita, il passo in avanti e la sperimentazione fanno ben sperare per un futuro simile anche in Italia: una volta “sdoganato” il monopattino elettrico, anche quello muscolare avrà il suo giusto riconoscimento e forse presto anche da noi vedremo postazioni come questa.

👉 PARLIAMO DI MOBILITA’ URBANA – Monopattini & co.

E’ un argomento di moda, tutti i giorni escono articoli ed aggiornamenti sul famoso decreto attuativo, che finalmente rivoluzionerà il vetusto Codice della Strada, introducendo nuovi soggetti, come monopattini e hoverboard, ovviamente elettrici, tra i mezzi consentiti per la mobilità urbana.

Perché tutte le città si stanno attrezzando per mettere a disposizione dei propri abitanti o dei visitatori saltuari mezzi “green” come biciclette e monopattini elettrici? E’ davvero una motivazione ecologista, anti-inquinamento e a favore della qualità della vita che spinge le amministrazioni in questa direzione o, piuttosto, un’onda da cavalcare finché dura, uno specchietto per le allodole che mira a tutt’altro?

Parliamo di Milano che, negli ultimi anni, ha applicato la ZTL a pagamento, ha introdotto il car-sharing in maniera massiva, ha dichiarato guerra al diesel, ha lanciato il bike-sharing senza stalli, ha permesso la sperimentazione dei monopattini elettrici in condivisione.

👀Tutto bello, ma perché l’ha fatto? Per rendere migliore la vita dei milanesi? Per ridurre il numero delle auto in città? Per ridurre l’inquinamento? Può essere. 👀

Più che altro sembra un’operazione di marketing ben orchestrata per diventare una Smart City al pari di Londra o Barcellona, solo che dalle intenzioni ai fatti si è perso qualcosa per strada. Si è persa, ad esempio, l’idea che una vera Smart City deve avere un occhio di riguardo soggetti più deboli, bambini, anziani, disabili, deve metterli in condizione di muoversi sicuri, anche se non vogliono o non sanno come entrare nella rete dello “sharing” e vogliono usare le loro bici, i loro monopattini e i loro tricicli.

👉 La città di Milano è oggettivamente sicura per chi si muove in bici? E non è questione di piste ciclabili, perché quelle ci sono, è questione di mentalità:

🇮🇹 Le auto in doppia fila
🇮🇹 Le moto parcheggiate sulle ciclabili rendono Milano una città molto poco Smart.

E, purtroppo, anche  le belle iniziative degli anni passati, hanno fatto una brutta fine.

Sarà questione di bilancio, sarà questione di responsabilità, ma questa Milano non si vede più.

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