Xiaomi, Trump e il ban: quali sono le differenze con la situazione di Huawei

E’ notizia di poche ore fa quella che vede invischiata Xiaomi all’interno di un gioco politico alquanto bizzarro. Secondo le informazioni che Reuters ha divulgato ieri, l’azienda di Lei Jun è stata inserita all’interno di una black list a causa di presunti collegamenti e controlli della stessa azienda da parte dell’esercito cinese. Fatti questi tutti da dimostrare nel concreto. Il clima tra USA e Cina dunque si va sempre più a scaldarsi. Ma vogliamo precisare delle cose in questa sede: cosa comporta questo ban per il colosso cinese e quali sono le differenze con la situazione di Huawei. Bisogna sapere infatti che le due storie sono completamente differenti.

Il confronto tra Xiaomi e Huawei nell’ambito ban USA è inevitabile, tuttavia ci sono più differenze che analogie. Prima di tutto vogliamo rassicurare tutti gli utenti in quanto quello che è successo a Huawei non succederà anche all’azienda di Lei Jun. Nessun pericolo per quanto riguarda dispositivi venduti all’estero né tantomeno circa gli approvvigionamenti da parte di Qualcomm. E’ bene capire quali sono i motivi per cui Trump ha deciso di imporre un ban alle due aziende.

Huawei è stata inserita all’interno di una Entity List per motivi di sicurezza nazionale. L’ex presidente ha infatti firmato un ordine esecutivo lo scorso maggio che concede al governo federale il potere di impedire ai vettori del paese di acquistare apparecchiature per le telecomunicazioni di fabbricazione straniera. I motivi sotto questa decisione sono chiaramente di natura politica e, secondo le fonti, si tratterebbe di timori legati alla presenza di chip spia che permetterebbero alla Cina di entrare in aziende come Apple e Amazon.

Tuttavia c’è da sottolineare che questo ban non esclusivo per Huawei ma per tutte le aziende che secondo il tycoon sarebbero pericolose. Detto questo, la situazione con Xiaomi è molto diversa in quanto la Entity List di cui sopra è sotto la giurisdizione del Dipartimento del Commercio che si occupa di garantire la frnitura di servizi e dispositivi per la comunicazione e l’informazione
per quanto riguarda Xiaomi è il Pentagono ad aver inserito concretamente l’azienda all’interno della lista nera (non Entity List) per motivi del tutto diversi. Infatti, secondo le informazioni in possesso del Pentagono, l’azienda sarebbe una “compagnia militare comunista cinese“. Senza perderci in troppi tecnicismi, mentre per Huawei il discorso è prettamente riferito alla commercializzazione dei prodotti, per Xiaomi si parla di investimenti: è vietato investire in qualsiasi azienda considerata “Compagnia militare cinese comunista”.

Questo però non significa che la situazione di Xiaomi sia migliore di quella di Huawei, anzi. Dal momento della sua entrata all’interno di questa black list le azioni sono scese incredibilmente. Si parla di una perdita tra il 10 e il 15% in titoli.

Una domanda che in tanti si stanno facendo è: cosa rischiamo noi? Alla fine della fiera nulla. Non cambierà niente negli aggiornamenti dei dispositivi, i prezzi non aumenteranno e l’accesso ai Servizi Google o ai fornitori di componenti (come Qualcomm e MediaTek) non è a rischio.  Secondo quanto affermato dall’azienda stessa, ci si trova in una situazione imbarazzante da cui tuttavia il brand ne esce a testa alta. Ha infatti comunicato (già molto tempo fa) di essere in possesso di un piano B da attivare qualora si verifichi un caso Huawei 2.0. Per il momento però non ci sono pericoli in quanto l’amministrazione Biden, che salirà al potere effettivo fra cinque giorni, attuerà una linea politica molto più morbida rispetto a prima. Rimane per ora il pericolo Trump.

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